L'esperienza dell'oratorio estivo

Grest: palestra di secondo annuncio per i giovani

Se ci siamo svegliati con la luna di traverso e vediamo quindi il bicchiere sempre mezzo vuoto, viene da domandarsi il senso dei tanti GREST che sono ai nastri di partenza in questi giorni. Un forte dispendio di energie, di mezzi, di giochi e tornei, di gite e battellate, di sudore e fatica. Ma con quale provento, sul lato dell’evangelizzazione? Educhiamo alla fede o facciamo animazione sociale? Non rischiano gli oratori estivi di diventare, per le famiglie, il comodo parcheggio della prole a scuola terminata? E non sono una stonatura i numeri, ancora piuttosto pingui, dei GREST, se paragonati a quelli della frequenza alla catechesi lungo l’anno o, peggio ancora, a quelli della presenza alla Messa domenicale?

Ma se ci siamo svegliati girati dalla parte giusta, che è quella che guarda al mistero dell’infinita misericordia divina, e siamo quindi propensi a vedere il bicchiere mezzo pieno (o, per meglio dire, cerchiamo una lettura di fede di quel che accade nelle nostre parrocchie) l’umore cambia radicalmente. I GREST rimangono un’occasione unica e preziosa per agganciare la realtà dei bambini, dei ragazzi e dei giovani. La geografia della santità e della grazia di Dio la lasciamo volentieri al Padre Eterno, che a suo tempo tirerà le sue somme con ciascuno. Ma noi siamo certi che, in fondo, qualcosa di buono filtra. Quel che ci è chiesto è di darci dentro, con passione educativa e fantasia pastorale, senza lesinare la fatica. Probabilmente ce  ne accorgeremo solo in Paradiso di come la grazia di Dio abbia finito per operare, nella vita delle giovani generazioni, proprio anche attraveso un “vaso di terracotta” come l’oratorio estivo. Per tanti ragazzi il GREST è comunque l’incontro  con un oratorio, con una comunità parrocchiale, con un prete, con degli educatori che sono lì per te, gratis (cosa alquanto rara, al giorno d’oggi). E’ comunque l’occasione per ascoltare una parola diversa da quella consunta della strada, del quartiere, dei luoghi di svago. Per assaporare un modo diverso di essere e di agire. E’ un piccolo cuneo che la grazia del Signore continua ad innestare nella vita di tanti giovani. E poi non sarebbe comunque giusto sottostimare la dimensione anche semplicemente umana (antropologica) degli oratori estivi. Quanti ragazzi, oggi, grazie all’oratorio, fanno esperienze che li sgrezzano, li fanno maturare? Rompono finalmente la bolla conservativa che li vede imbozzolati in un contesto familiare sicuramente molto protettivo, ma a volte anche un po’ soffocante? Quanti imparano la bontà di un linguaggio relazionale che li aiuta a superare gli intoppi di rapporti non sempre sereni con genitori e fratelli?

Spesso li vediamo fare degli improvvisi passi in avanti, proprio grazie ad una esperienza oratoriana che “li sbraga un po’ fuori”. Li vediamo “sgropparsi” da tanti nodi interiori e relazionali, che finirebbero altrimenti per irretirli in una trama esistenziale complicata e sofferta. Tutto questo sarà magari anche solo pre-evangelizzazione, ma, nell’economia dello sviluppo del Regno di Dio, non sono aspetti da sottovalutare. Siamo oggi invitati, in un clima culturale che non è più di “cristianità diffusa e consolidata” ma di “secolarizzazione” a riscoprire il cosiddetto “secondo primo annuncio”. Cioè l’opportunità di riproporre l’annuncio della fede cristiana e l’appartenenza ecclesiale a molti (genitori, soprattutto) che nel tempo tale fede e tale appartenenza hanno finito per smarrirle (il “primo annuncio” si è perso per strada); e che ora si rifanno sotto, quasi per ricominciare da capo (“secondo primo annuncio”), magari anche solo perché intendono sposarsi in chiesa, o è nato loro un bambino che vogliono battezzare, o hanno un figlio che deve completare l’iniziazione cristiana con Cresima e Comunione. Oppure, semplicemente, perché trepidano per l’educazione umana del proprio figlio, e intravvedono nella comunità parrocchiale comunque una risorsa, persone serie e un luogo affidabile. E per questo i figli li mandano al GREST.

Si sprecheranno anche tante energie, a far giocare i bambini sotto un campetto polveroso e sotto la calura del sole. Ma, se sapremo giocarci con intelligenza queste carte che lo Spirito Santo ci mette in mano, ciò potrebbe significare per tanti giovani l’incontro con il Signore; e per tanti genitori una possibilità inattesa di ri-evangelizzazione (don Angelo Riva).